S. Calocero - madonnasancalocero

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S. Calocero

Sabato 2 Aprile 2022 grazie alla disponibilità di alcuni parrocchiani che si interessano alla conservazione della chiesetta è stato riportato al Santuario il quadro raffigurante

S. Calocero.













Estratto dall'agenda parrocchiale di Caslino d'Erba dal 16 al 30 Aprile 2023 curata dal parroco Don Stefano
18 aprile: festa del martire S. Calocero
Quello che noi chiamiamo santuario della Madonna di san Calocero è, in realtà, un oratorio in stile romanico per celebrare il martire S. Calocero, originario di Brescia a cui si è aggiunta la bella devozione a Maria a seguito di una apparizione non documentata, ma che ha suscitato l’affetto e le preghiere del popolo.
 
Dopo aver riposizionato nel santuario il quadro che raffigura il martire ripristiniamo anche la sua festa che cade al 18 aprile con una S. Messa alle ore 20.30. Per l’occasione ripeteremo un rito tipico della nostra tradizione ambrosiana, quello del cosiddetto “faro” o “pallone”, legato al ricordo dei martiri: durante il “Gloria” si brucia un globo di bambagia. Il significato è espresso dal fuoco: il pallone si consuma e si distrugge, così come i Martiri che. consumando la vita per Cristo, hanno vinto “grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire.” (Ap 12, 11).
 
La storia di san Calocero di Brescia, chiamato anche Caio, si può desumere dagli Atti dei santi Faustino e Giovita (Passio beatissimi martyris Faustini et Iovite - Epitome della I, II e III parte della "Legenda Maior") per opera dei quali si era convertito al Cristianesimo. Tutti e tre, infatti, erano soldati bresciani e probabilmente militavano nella medesima coorte poiché, allorché dovettero essere processati, vennero insieme trasferiti a Milano. Il processo si svolse presso le Terme d'Ercole, che erano situate vicino all’attuale piazza San Babila, tra corso Vittorio Emanuele e corso Europa e nessuno dei tre abiurò la fede. Fu così che, condannati a morte, vennero condotti presso un tempio fuori le mura, poco lontano dall'anfiteatro, nell’attuale zona di Porta Ticinese, in uno spiazzo usato per le corse dei cavalli lasciato a prato e senza alcun tipo di pavimentazione che le rendesse sicure. In realtà correre coi cavalli in quella zona significava rischiare di rompersi l’osso del collo: ma il divertimento stava proprio in questo. All’epoca dei tre martiri era invalso l'uso di far correre i condannati a morte, legati a carri lanciati a folle velocità e tirati da cavalli imbizzarriti. Questa era la sorte riservata anche a Calocero, Faustino e Giovita, i tre ex ufficiali dell'esercito imperiale, colpevoli di alto tradimento e tutti si aspettavano questa fine cruenta quando ognuno dei tre venne legato al carro. Al segnale convenuto, i cavalli vennero liberati e i carri partirono con la solita veemenza tra gli urli e i fischi della folla, ma un inaspettato prodigio la deluse: i tre Santi riuscirono prontamente a governare i propri carri e a fuggire dal patibolo evitando, per questa volta, il martirio. Calocero prese la strada per Vigevano proseguendo fino ad Asti per rifugiarsi nella comunità cristiana locale. In seguito, Calocero si trasferì ad Albenga, dove continuò la sua opera missionaria. Una volta scoperto, per evitare ulteriori sorprese, venne decapitato il 18 aprile dell’anno 121 sotto l'imperatore Adriano (117-138). Il ricordo di Calocero divenne ben presto un forte culto locale nelle diocesi di Brescia, Milano, Asti, Ivrea e Tortona.
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